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Protesi invisibili per tornare a sentire

Gli apparecchi acustici di nuova generazione racchiudono in pochi millimetri la precisione e l’efficienza di un computer, passando completamente in osservati. Aspettative Future.

protesi invisibili centro acustico fonetopSono capaci di restituire la voglia di uscire di casa, di andare al cinema o di ascoltare la radio a quei sette milioni di italiani che non sentono bene ma che spesso si vergognano di ammetterlo, preferendo rinunciare a una vita normale.

Sono fondamentali la prevenzione (i deficit di udito sono in aumento per via dell’invecchiamento della popolazione, ma anche della diffusione di abitudini deleterie per la salute delle orecchie) e  la diagnosi precoce.

Si stima che circa il 50 per cento dei casi di ipoacusia sarebbero evitabili con uno stile di vita sano e un riconoscimento tempestivo dei primi segnali del disturbo.

Geni ed età
Su alcuni fattori predisponenti l’abbassamento dell’udito è impossibile intervenire, per esempio l’invecchiamento.
Oggi una persona su tre sopra i 65 anni non sente bene e la percentuale raddoppia dopo gli 85 anni. Gli organi di senso come l’occhio o l’orecchio, essendo strutture più elaborate con il tempo, cominciano a presentare i conti dell’età.

I neuro recettori della coclea, la struttura a spirale contenuta nella parte interna dell’orecchio che ha il compito di trasformare le onde sonore in impulsi elettrici e inviarli alla corteccia cerebrale, tendono a ridurre la loro attività dopo i 45 anni circa.
Ed ecco comparire l’ipoacusia (in questo caso detta presbiacusia), una diminuzione della capacità di percepire i suoni e comprendere le parole durante una conversazione. Le difficoltà aumentano in ambienti grandi o affollati, se l’interlocutore parla a bassa voce o sono presenti rumori di sottofondo (elettrodomestici, televisione, traffico stradale).

Le prime a perdersi sono le frequenze più acute e all’improvviso si ha bisogno di alzare il volume della tv o della radio, ma anche il tono della propria voce mentre si parla.

L’altra causa è l’ereditarietà. Una delle più frequenti è quella del gene della Connexina 26. Nelle forme di trasmissione, invece, la causa più comune riconducibile alla familiarità è l’otosclerosi: esordisce di solito tra i 20 e i 30 anni, colpisce soprattutto le donne ed è determinata dal blocco della staffa, l’ossicino che conduce il suono dalla cassa timpanica alla coclea.

Rumore e cotton fioc
Altri fattori, evitabili, che però possono far comparire i disturbi in età più giovane.
Per esempio l’esposizione al rumore, che può essere di origine lavorativa o sociale.
Crescono i casi di ipoacusia sociale o ludica: sotto accusa soprattutto la musica delle discoteche, dei concerti e degli apparecchi portatili. L’uso di cuffie e auricolari, diffusi soprattutto nei giovanissimi, aumenta ulteriormente i rischi.

La pulizia profonda con i bastoncini cotonati è un’altra abitudine deleteria, perché favorisce la formazione di tappi di cerume che possono causare infezioni.

Infezioni, otiti e farmaci
Diverse infezioni possono poi danneggiare una porzione del sistema uditivo e provocare una sordità più o meno importante, come la rosolia o l’infezione da Citomegalovirus contratte nei primi mesi di gravidanza che possono compromettere lo sviluppo dell’orecchio del nascituro.

Inoltre, l’otite catarrale, la malattia dell’orecchio medio più frequente nei bambini, può provocare una diminuzione dell’udito anche significativa, spesso senza dolore.

Esiste inoltre una forma di otite cronica (colesteatoma) molto pericolosa perché, come la carie dei denti, erode l’osso dell’orecchio fino a danneggiare quelle del cranio e i suoi nervi.

Anch’esso viene spesso trascurato perché in genere non associato a dolore. Infine, alcuni medicinali sono ototossici, cioè esercitano un’azione nociva sull’orecchio: gli antibiotici della categoria degli amino glicosidi o alcuni antitumorali che, distruggendo le cellule malate, danneggiano anche quelle sane.

Scarica il pdf dell’articolo pubblicato sulla rivista Salutare n. 70