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Povere le nostre orecchie!

Un italiano su 10 sente poco e male. La causa il rumore nelle città.
Gli esperti denunciano: “Le leggi contro l’inquinamento acustico non vengono fatte rispettare”.
orecchie centro acustico fonetopDa una recente indagine del ministero della Salute dal 10 al l2% degli italiani sentono sempre di meno: parliamo di circa sette milioni di persone.
Il disturbo in questione si chiama ipoacusia: una persona su tre dopo i cinquantanni e due su tre oltre i settantacinque, ma si prevede che saranno 27 su 100 nei prossimi tre anni.
Nonostante il trend sia in crescita in Europa e negli Usa ancora pochi provvedono ad una risoluzione. Non si rendono conto del proprio calo d’udito oppure fanno finta, altri volutamente non rimediano pur consapevoli di non sentire bene. Insomma trascorrono in media sette anni tra quando ci si accorge del problema e quando si ricorre a una protesi acustica.
Tenere allenato il cervello a decifrare i segnali acustici serve, tra l’altro a rallentare il fisiologico deficit legato all’età ad altre cause. Sempre le stesse le malattie dell’orecchio ma, oltre l’allungamento della vita è l’inquinamento acustico a far lievitare i numeri della sordità.
Le leggi sono disattese, manca l’intervento di chi deve gestire e sanzionare nelle diverse situazioni di prevenzione. Manca un’educazione del cittadino al rispetto dei propri e altrui diritti di salute sonora.
E’ stata proposta una”task Force ministeriale per monitorare gli ambienti a rischio (centri urbani, aeroporti, infrastrutture, aziende) e creare aree di ristoro acustico, per esempio nelle discoteche. Altra iniziativa per combattere il “tabù” del deficit uditivo il lancio sul mercato degli “orecchiali” invece che di protesi acustica, cosi come parliamo di occhiale per la protesi del deficit visivo. Gli occhiali negli ultimi anni, grazie al design, alle griffe sono ormai percepiti più come accessori di moda che per la loro funzione visiva.
Anche gli orecchiali, sempre più microscopici, quasi invisibili grazie alle nanotecnologie, possono con colori e fantasia, diventare accessori moda e portati con piacere.
La tecnologia wireless, senza fili ormai applicata agli ausili acustici ne semplifica l’uso.
Dalle protesi analogiche ben evidenti dietro l’orecchio, dieci anni fa si è passati alle digitali, poi alle digitali programmatiche a quelle con riconoscimento vocale e automatiche, ora al wireless: le protesi possono comunicare tra loro ripristinando l’udito bineurale (come quello fisiologico, in contemporanea dalle due orecchie) e collegarsi al telefono cellulare, pc, tv, ipod.  Il marchio  dell’ipoacusia e difficile da superare, ma si supera, grazie ai colori, agli strass, a una buona qualità dell‘ascolto, pur consapevoli che con l’ausilio, anche il più avanzato, non si riconquista un udito perfetto.
Spesso il problema non è l’apparecchio ma chi lo applica, va scelto il professionista più che il prodotto.
Un audioprotesista oggi da noi e un laureato e deve anche illustrare i benefici e gli effetti collaterali di ogni apparecchio, dal fastidio fisico degli endoauricolari, alla distorsione della propria voce, al costo.
Un’altra proposta arriva dall’ANA-ANAP Associazione Audioprotesisti Professionali: consigliare al ministero della Salute l’adozione di un esame audiometrico per chi va a rinnovare la patente dopo i cinquantanni.

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