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Sordità: diagnosi e futuro

L’udito è decisivo per una buona qualità della vita, addirittura più importante di altri sensi, perché consente l’integrazione sociale e l’autonomia di gestione. Un indebolimento uditivo non trattato accelera la comparsa delle demenze senili e la riduzione delle capacità cognitive dell’anziano. La presbiacusia si associa anche a un aumentato rischio di cadute, in quanto l’orecchio non riesce più a percepire gli stimoli ambientali che aiutano a localizzarsi e a orientarsi nello spazio. Questi problemi non devono essere ignorati o considerati un’inevitabile conseguenza dell’invecchiamento. Le soluzioni ci sono ma è fondamentale una diagnosi corretta e soprattutto tempestiva. La realtà è spesso diversa: il tempo che intercorre tra la comparsa dei primi sintomi e la diagnosi va da otto a 20 anni. Chi pensa che il problema possa regredire da solo sbaglia. Nel momento stesso in cui si nota un cambiamento della sensibilità e della capacità uditiva, bisogna effettuare una visita dall’otorinolaringoiatra e dall’audiologo. L’esame audiometrico, che serve a misurare l’entità del deficit uditivo, è rapido, indolore e si può fare a tutte le età. Consiste nel riconoscere alcuni suoni emessi a volumi diversi e fornisce una mappatura completa della capacità uditiva, consentendo agli specialisti di individuare il tipo di apparecchio acustico più adatto. I progressi della diagnosi. Le principali novità degli ultimi dieci anni per la diagnosi vengono dalle tecniche per immagini, in grado di studiare in ogni dettaglio l’anatomia e la funzionalità dell’orecchio. I progressi riguardano la sicurezza delle procedure (la Tac ad alta risoluzione e le nuove tecniche di risonanza magnetica hanno ridotto la quantità di radiazioni), ma anche l’efficienza dei risultati. Grazie all’alta definizione delle immagini, oggi si può identificare con precisione la mappa e l’estensione delle lesioni auricolari e individuare più facilmente il trattamento migliore. Un’altra importante scoperta riguarda la Pet e la risonanza magnetica funzionale, che hanno permesso di studiare meccanismi prima sconosciuti, come la plasticità delle vie uditive centrali in caso di balbuzie o l’attivazione delle aree centrali del sistema uditivo nei bambini con ipoacusia. Generalmente le protesi si inseriscono in entrambe le orecchie perché la correzione deve essere bilanciata. Oggi si dà molta importanza all’ascolto binaurale, cioè quello a cui partecipano simultaneamente le due orecchie e quindi si raccomanda, quando possibile, la stimolazione...

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Protesi invisibili per tornare a sentire

Gli apparecchi acustici di nuova generazione racchiudono in pochi millimetri la precisione e l’efficienza di un computer, passando completamente in osservati. Aspettative Future. Sono capaci di restituire la voglia di uscire di casa, di andare al cinema o di ascoltare la radio a quei sette milioni di italiani che non sentono bene ma che spesso si vergognano di ammetterlo, preferendo rinunciare a una vita normale. Sono fondamentali la prevenzione (i deficit di udito sono in aumento per via dell’invecchiamento della popolazione, ma anche della diffusione di abitudini deleterie per la salute delle orecchie) e  la diagnosi precoce. Si stima che circa il 50 per cento dei casi di ipoacusia sarebbero evitabili con uno stile di vita sano e un riconoscimento tempestivo dei primi segnali del disturbo. Geni ed età Su alcuni fattori predisponenti l’abbassamento dell’udito è impossibile intervenire, per esempio l’invecchiamento. Oggi una persona su tre sopra i 65 anni non sente bene e la percentuale raddoppia dopo gli 85 anni. Gli organi di senso come l’occhio o l’orecchio, essendo strutture più elaborate con il tempo, cominciano a presentare i conti dell’età. I neuro recettori della coclea, la struttura a spirale contenuta nella parte interna dell’orecchio che ha il compito di trasformare le onde sonore in impulsi elettrici e inviarli alla corteccia cerebrale, tendono a ridurre la loro attività dopo i 45 anni circa. Ed ecco comparire l’ipoacusia (in questo caso detta presbiacusia), una diminuzione della capacità di percepire i suoni e comprendere le parole durante una conversazione. Le difficoltà aumentano in ambienti grandi o affollati, se l’interlocutore parla a bassa voce o sono presenti rumori di sottofondo (elettrodomestici, televisione, traffico stradale). Le prime a perdersi sono le frequenze più acute e all’improvviso si ha bisogno di alzare il volume della tv o della radio, ma anche il tono della propria voce mentre si parla. L’altra causa è l’ereditarietà. Una delle più frequenti è quella del gene della Connexina 26. Nelle forme di trasmissione, invece, la causa più comune riconducibile alla familiarità è l’otosclerosi: esordisce di solito tra i 20 e i 30 anni, colpisce soprattutto le donne ed è determinata dal blocco della staffa, l’ossicino che conduce il suono dalla cassa timpanica alla coclea. Rumore e cotton fioc...

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Povere le nostre orecchie!

Un italiano su 10 sente poco e male. La causa il rumore nelle città. Gli esperti denunciano: “Le leggi contro l’inquinamento acustico non vengono fatte rispettare”. Da una recente indagine del ministero della Salute dal 10 al l2% degli italiani sentono sempre di meno: parliamo di circa sette milioni di persone. Il disturbo in questione si chiama ipoacusia: una persona su tre dopo i cinquantanni e due su tre oltre i settantacinque, ma si prevede che saranno 27 su 100 nei prossimi tre anni. Nonostante il trend sia in crescita in Europa e negli Usa ancora pochi provvedono ad una risoluzione. Non si rendono conto del proprio calo d’udito oppure fanno finta, altri volutamente non rimediano pur consapevoli di non sentire bene. Insomma trascorrono in media sette anni tra quando ci si accorge del problema e quando si ricorre a una protesi acustica. Tenere allenato il cervello a decifrare i segnali acustici serve, tra l’altro a rallentare il fisiologico deficit legato all’età ad altre cause. Sempre le stesse le malattie dell’orecchio ma, oltre l’allungamento della vita è l’inquinamento acustico a far lievitare i numeri della sordità. Le leggi sono disattese, manca l’intervento di chi deve gestire e sanzionare nelle diverse situazioni di prevenzione. Manca un’educazione del cittadino al rispetto dei propri e altrui diritti di salute sonora. E’ stata proposta una”task Force ministeriale per monitorare gli ambienti a rischio (centri urbani, aeroporti, infrastrutture, aziende) e creare aree di ristoro acustico, per esempio nelle discoteche. Altra iniziativa per combattere il “tabù” del deficit uditivo il lancio sul mercato degli “orecchiali” invece che di protesi acustica, cosi come parliamo di occhiale per la protesi del deficit visivo. Gli occhiali negli ultimi anni, grazie al design, alle griffe sono ormai percepiti più come accessori di moda che per la loro funzione visiva. Anche gli orecchiali, sempre più microscopici, quasi invisibili grazie alle nanotecnologie, possono con colori e fantasia, diventare accessori moda e portati con piacere. La tecnologia wireless, senza fili ormai applicata agli ausili acustici ne semplifica l’uso. Dalle protesi analogiche ben evidenti dietro l’orecchio, dieci anni fa si è passati alle digitali, poi alle digitali programmatiche a quelle con riconoscimento vocale e automatiche, ora al wireless: le protesi possono comunicare tra...

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Gli impianti cocleari e il lost translation della musica

Oggi ci sono sofisticati apparecchi che consentono di percepire il linguaggio parlato con un buon livello qualitativo. Chi è fortunato di percepire bene tutti i suoni e i rumori dell’ambiente, non può nemmeno immaginare le difficoltà che incontrano nella vita quotidiana le persone che hanno problemi di udito. È anche vero che oggi ci sono sofisticati apparecchi che consentono di percepire il linguaggio parlato con un buon livello qualitativo, soprattutto in ambienti non molto rumorosi. Per quanto riguarda la percezione della musica, invece, ci sono purtroppo ancora delle difficoltà proprio per la complessità di caratteristiche dell’ascolto musicale rispetto al linguaggio parlato. È davvero un peccato che nemmeno con questi ausili si riesca ad apprezzare in modo adeguato la musica. Un ulteriore passo avanti in questo senso è stato fatto. Alcuni ricercatori dell’Università di Washington coordinati da Grace L. Nimmons, dell’Università dello Iowa, hanno elaborato un  nuovo test che consente, in maniera più o meno precisa, di valutare la qualità della percezione musicale nei  soggetti portatori di impianto cocleare. Lo scopo è stato appunto quello di calibrare un test valido e semplice da utilizzare nella pratica clinica per poter valutare l’aspetto non più trascurabile della percezione musicale. Metodo della ricerca Gli studiosi hanno selezionato una decina di soggetti che portavano un impianto cocleare da un tempo compreso tra i 5 mesi e i 6 anni e gli hanno fatto ascoltare una serie di suoni registrati e standardizzati, cercando di valutare quali fossero le loro capacità di discriminazione della direzione sonora, l’identificazione della melodia e del timbro. La valutazione di ognuna di queste variabili ha previsto l’esecuzione di diversi sottotest, in modo da determinare la soglia di intervallo per la discriminazione di cambiamenti complessi di direzione. Per questo è stato utilizzato un test di scelta obbligata. Gli elementi di melodia e il timbro sono stati invece valutati rispettivamente attraverso il riconoscimento di 12 melodie isocrone e 8 strumenti musicali diversi. Tutto il test ha avuto una durava di circa 45 minuti per paziente, ed ha consentito di valutare i tre aspetti fondamentali della percezione musicale con un buon grado di accuratezza e precisione. Risultati Come hanno confermato anche le ricerche precedenti, nei soggetti portatori di impianto cocleare esaminati dagli studiosi, si...

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Disturbi dell’udito

Possono variare non solo nella tipologia, ma anche in origine e intensità Si definisce sordità la perdita totale delle capacità uditive. Si parla invece di compromissione dell’udito quando la perdita è parziale, con livelli che vanno da leggera a moderata, severa, profonda. Se il disturbo interessa un solo orecchio si definisce unilaterale. I deficit della funzione uditiva vengono anche definiti ipoacusie e possono essere classificati in cinque gruppi fondamentali Trasmissive,Neurosensoriali, Centrali, Miste, Funzionali Possono essere monolaterali, bilaterali simmetriche o bilaterali asimmetriche, considerando sia la simmetria d’intensità che quella di tipo. In base all’epoca si classificano in: congenite, cioè presenti alla nascita (prenatali) o nell’immediata vicinanza del parto (perinatali), e postatali cioè insorte successivamente. Oggi si preferisce l’aggettivo preverbali se insorte prima dello sviluppo del linguaggio e post linguali se insorte dopo lo sviluppo del linguaggio. Le post linguali possono essere ad insorgenza improvvisa o, più spesso, progressiva. In rapporto all’eziologia si classificano in genetiche o ereditarie ed acquisite. Per le prime è riconosciuta un’anomalia cromosomica mentre per le acquisite possono riconoscere cause molteplici quali le cause: infettive, vascolari, degenerative, autoimmuni, tumorali, iatrogene, ecc.. Le cause La sordità può avere origine ereditaria: se uno o entrambi i genitori sono sordi, esiste il rischio elevato che lo sia anche il bambino. La compromissione delle capacità uditive può svilupparsi anche per altre cause durante tutto il corso della vita di una persona. Per i neonati: come effetto di malattie infettive tipo rosolia o sifilide, come conseguenza dell’uso di medicine ototossiche durante la gravidanza della madre oppure per nascita prematura, carenza di ossigeno, itterizia durante l’infanzia, ma non esclusivamente: come effetto di malattie infettive come meningite, morbillo, parotite epidemica, infezioni croniche dell’orecchio. A qualsiasi età: come effetto dell’uso di medicinali ototossici(fra cui alcuni antibiotici e farmaci antimalarici) in grado di danneggiare la coclea, oppure a seguito di ferite alla testa, presenza di corpi estranei nell’organo, esposizione a rumori durante la vecchiaia come deficit generale dell’organismo.               Prevenzione L’ ipoacusia neurosensoriale può essere prevenuta vaccinando i bambini contro malattie infettive come il morbillo, la meningite, la rosolia e la parotite epidemica. Altre misure preventive comprendono:• vaccinazione delle donne in età fertile contro la rosolia prima della gravidanza; •...

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